Transfert simbiotici prototipici in gravi disturbi della personalità

In ambito psicanalitico, sono contemplate almeno due interpretazioni del termine simbiotico.

In ambito psicanalitico, sono contemplate almeno due interpretazioni del termine simbiotico. La prima fa riferimento a relazioni nelle quali il coinvolgimento tra il Sé e l’altro non contempla la coesistenza di un’altra relazione: viene mantenuto il confine tra il Sé e l’altro, ma la relazione resta esclusiva e non può essere tollerata alcun’altra relazione. In questo caso è possibile assistere a scambi di ruolo molto rapidi tra il Sé e l’altro, durante le sedute.

La seconda fa riferimento a relazioni nelle quali manca la differenziazione tra il Sé e l’altro e l’esperienza soggettiva del Sé e dell’altro sono fuse. In questo caso l’esame di realtà è compromesso. Questa visione è rintracciabile nei lavori di autori, come Harold Searles, che hanno proposto un trattamento di derivazione psicoanalitica per i pazienti psicotici, definendo le tappe che portano alla risoluzione del transfert psicotico.

Nel transfert simbiotico propriamente detto, il primo dei due sopra citati, il paziente può accettare solamente un totale accordo da parte terapeuta sulla visione della realtà. Il terapeuta è vissuto in maniera esclusiva e non può avere altro coinvolgimento, altri modi di sentire e pensare, che escluderebbero il paziente.

Qualsiasi divergenza di visione viene esperita dal paziente come un’invasione aggressiva da parte di un terapeuta che non è d’accordo con lui o un abbandono traumatico da parte di un terapeuta che lo ignora. Questo vissuto può motivare intollerabile risentimento e rabbia per il tradimento subito.

Si tratta di un transfert che è possibile ritrovare anche in pazienti con Organizzazione Borderline di Personalità molto regrediti o che regrediscono durante un processo terapeutico. Clinicamente, si verifica, spesso in maniera imprevedibile, in pazienti con grave compromissione del funzionamento sociale e delle relazioni intime, intensa aggressività spesso razionalizzata, meccanismi difensivi caratterizzati dall’identificazione proiettiva e dal controllo onnipotente, nel contesto della scissione. In una relazione dominata dal transfert simbiotico, il paziente è impegnato in modo incessante a controllare una realtà che trova intollerabile, mostrando almeno apparentemente, una perdita della capacità di mantenere il senso logico delle cose.

Il terapeuta invischiato in questo tipo di transfert deve mettere da parte confrontazioni ed interpretazioni, che provocherebbero nel paziente sentimenti catastrofici di aggressione e abbandono. Il trattamento deve invece concentrarsi sulla validazione dell’esperienza soggettiva del paziente per tentare di giungere ad una comprensione dei motivi che sono alla base di questa incapacità di tollerare qualsiasi divergenza di vedute. Può essere necessario che il terapeuta usi le stesse parole del paziente; il solo fatto che vengano pronunciate dal terapeuta è intervento sufficiente per comunicare al paziente la capacità di contenimento. Col tempo, il terapeuta deve promuovere la capacità nel paziente di contemplare visioni diverse che possano essere ugualmente valide, senza che questo significhi un attacco o un rifiuto verso il paziente.

Tipicamente, nel controtransfert il terapeuta può sentirsi totalmente paralizzato e controllato da un paziente che non può accettare l’alterità del terapeuta e in alcuni casi può emergere (sia nel terapeuta che nel paziente) un timore di vera e propria fusione.

Nel transfert psicotico, il paziente esibisce una perdita dell’esame di realtà all’interno della relazione transferale, senza che questo si accompagni ad una perdita generalizzata dell’esame di realtà. O. Kernberg ha chiarito che l’esame di realtà va differenziato dall’esperienza della realtà. L’esperienza della realtà e la relazione con essa è largamente influenzata, in ognuno di noi, dal colorito costante dell’affettività (il fondo dell’umore), dall’attivazione momento dopo momento di stati affettivi più o meno intensi, oltre che a seguito dell’assunzione di sostanze d’abuso. Tale alterazione della realtà non coincide con la perdita dell’esame di realtà, tanto che le persone che fanno questa esperienza della realtà possono riconoscerlo. Al contrario la perdita dell’esame di realtà, secondo la teoria psicanalitica delle relazioni oggettuali, si riflette in una perdita di confini tra le rappresentazioni del Sé e dell’oggetto, comportando l’incapacità di differenziare le esperienze personali dalle esperienze degli altri e quindi l’incapacità di valutare in maniera appropriata e realistica i propri comportamenti nell’interazione con gli altri. In altre parole, la perdita dell’esame di realtà corrisponde alla fusione nell’intrapsichico del paziente tra rappresentazioni idealizzate del Sé e dell’oggetto e rappresentazioni persecutorie del Sé e dell’oggetto. Tale mancanza di differenziazione è quella che si riscontra nei pazienti con Organizzazione Psicotica di Personalità. Questi pazienti possono arrivare a manifestare perdita dell’esame di realtà a seguito di interazioni affettivamente intense o intime con l’altro. In alcuni casi la perdita dell’esame di realtà non si accompagna ad una perdita dei confini con l’altro a livello generale (il paziente non sviluppa psicosi). In altri casi, tuttavia, un’esplorazione terapeutica intensa può condurre ad una regressione psicotica che si espande a livello generale: in tale evenienza, la sospensione dell’esplorazione terapeutica può permettere un lento recupero dell’esame di realtà.

Nelle Gravi organizzazioni Borderline di Personalità è possibile che si attivino transfert psicotici in cui si assiste alla fusione di rappresentazioni oggettuali di Sé e dell’oggetto. Tuttavia, queste attivazioni restano limitate al transfert durante l’esplorazione psicoanalitica e possono trovare soluzione attraverso il processo interpretativo. In questi casi, gli sforzi del terapeuta sono volti al recupero della differenziazione tra le rappresentazioni fuse e al disvelarsi dei conflitti intrapsichici sottostanti, restituendo al paziente la sua unicità.

Dr. Roberto Cazzolla

 

Kernberg, O. (2019). “Psychotic Personality Structure” – Psychodynamic Psychiatry, 47(4), 353-372

Kernberg, O. (2019). Therapeutic Implications of Transference Structures in Various Personality Pathologies. J. Am. Psychoanal. Assoc. Dec:67(6):951-986.

Eve Caligor, Stephan Doering, Otto Kernberg (2019). A Glossary of the most Prominent Prototypical Transference Patterns

Autore dell’immagine: Isabelle albergstrand

Letto 460 volte