Come noi vediamo i disturbi di personalità?

La nostra concettualizzazione dei Disturbi di Personalità fa riferimento al modello teorico di Otto Kernberg, il quale anziché considerare i Disturbi di Personalità entità psicopatologiche distinte da differenti caratteristiche sintomatologiche, formula il concetto di Organizzazione di Personalità, intendendo categorie diagnostiche caratterizzate da specifiche modalità di funzionamento psichico che si mantengono stabili nel tempo e che nell’insieme corrispondono alla personalità individuale.

All’interno dell’organizzazione borderline includiamo diversi disturbi di personalità (borderline, schizoide, paranoide, narcisistico ecc.) che presentano gravi problemi interpersonali soprattutto nelle relazioni intime, diffusione dell’identità, forte turbolenza e intensità emotivo affettiva e mancanza di obiettivi sia nel lavoro che nella vita.

Il concetto centrale del nostro modo di vedere la patologia dell’organizzazione borderline di personalità fa riferimento alla scissione, una specifica condizione psichica che prevede la coesistenza nella mente di due stati emotivi intensi e contraddittori che non si integrano. La mente di un soggetto –borderline- comporta questa netta separazione tra affetti di qualità opposta: è capace di provare sentimenti di amore, è altrettanto capace di provare sentimenti di odio, ma non è in grado di integrarli. In un processo di sviluppo mentale sano, la maturazione porta gli individui a sviluppare la capacità di adattarsi alle imperfezioni e alle inadeguatezze proprie e degli altri. In questi pazienti invece manca la capacità di integrare e mescolare gli stati emotivi di grande benessere (positivi, amore) con quelli di grande delusione e frustrazione (dolore, rabbia) per cui sono condannati alla speranza di trovare un amore ideale, uno stato di perfetto benessere nel mondo, rifiutando tutto ciò che non è così. Collera e distruttività sono gli stati emotivi che esplodono quando questa ricerca è chiaramente frustrata.

La scissione rende il pensiero altrettanto polarizzato in visioni contrapposte di sé stesso e degli altri, visioni che non si integrano tra loro e rimangono divise, radicali, distorte (pensiero bianco o nero, tutto o nulla). Ogni persona del mondo del paziente tende a essere caratterizzata come “tutta buona” o “tutta cattiva”, in un caso idealizzante e nell’altro persecutoria. Questa visione è rigida, non è realistica, ed è una convinzione che il soggetto borderline vive come inattaccabile ed esclusa da ogni riflessione.

Clinicamente la condizione scissa della mente lascia quindi l’individuo estremamente vulnerabile a cambiamenti rapidi. A volte lo stimolo scatenante è esterno (il comportamento di altre persone) ma a volte è interno (un improvviso pensiero o un ricordo), e a volte non si sa nemmeno quale sia lo stimolo e queste immagini che cambiano continuamente, fanno si che i pazienti possono passare da uno stato di calma a uno di estrema agitazione senza segnali di transazione e senza alcuna consapevolezza. Questi passaggi possono creare soprattutto nei familiari comprensibile confusione, ansia, caos emotivo.